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Elezioni Regionali Liguria 2024
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7 MOTIVI PER VOTARE NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA

Non uno, non due, ben sette motivi per votare No al prossimo referendum sulla giustizia, che si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo!

Aumento dei costi, Minori tutele per i cittadini, Minor Autonomia della Magistratura: la riforma La riforma del Governo Meloni crea uno strappo senza precedenti nel nostro Paese.

Ecco i 7 motivi per Votare NO:

  1. NON È UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, MA UNA CONTRORIFORMA DELLA MAGISTRATURA

La revisione costituzionale proposta non affronta nessuno dei problemi reali del sistema giudiziario: la durata eccessiva dei processi, la grave carenza di organico, il ritardo del processo telematico, l’assenza di risorse per assumere personale amministrativo nelle cancellerie, il mancato superamento del lavoro precario e la carenza di magistrati, sia requirenti che giudicanti. È una riforma che non migliora il servizio giustizia per i cittadini.

  1. LA SEPARAZIONE DELLE FUNZIONI ESISTE GIÀ

La distinzione tra giudici e pubblici ministeri è già realtà da anni. I numeri lo dimostrano: solo lo 0,8% dei pubblici ministeri è diventato giudice e appena lo 0,2% dei giudici è diventato pubblici ministeri dopo l’ultima riforma.

Intervenire oggi su questo punto significa portare avanti una riforma puramente ideologica, che rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo politico sulla magistratura.

  1. UN MAGISTRATO COMPLETO È UNA GARANZIA PER IL CITTADINO

Un magistrato che ha svolto sia il ruolo di pubblico ministero sia quello di giudice possiede una formazione più ampia e consapevole: conosce dall’interno le indagini, le tecniche investigative e anche le esigenze e i limiti della giurisdizione.

Questo rende la sua funzione più equilibrata e garantista, non meno.

Il pubblico ministero raccoglie le prove esclusivamente in funzione del giudizio, rilevanti in sede processuale e non in funzione di un risultato immediato e repressivo cui invece tende, in virtù della sua funzione, la polizia.

Si forma un’univocità dei canoni di valutazione della prova tra giudice e pubblico ministero, volti alla ricerca della verità dei fatti e il controllo della legalità dell’operato della polizia giudiziaria da parte del pubblico ministero.

Questo non sarebbe possibile se giudice e pubblico ministero non condividessero una comune visione della giurisdizione, ci sarebbe il rischio di un pubblico ministero che si renda portatore esclusivamente delle istanze della polizia e diventi un mero organo di accusa.

  1. IL SORTEGGIO AL CSM MINA AUTONOMIA E AUTOREVOLEZZA DELLA MAGISTRATURA

Scegliere per sorteggio i magistrati che entreranno nel CSM è come nominare per sorteggio l’amministratore del proprio condominio.

È un metodo casuale e antidemocratico che umilia la magistratura e la dipinge come incapace di selezionare i propri rappresentanti.

Inoltre, rende il CSM più debole e più esposto alle pressioni della politica.

L’articolo 104 della Costituzione prevede invece l’elezione dei componenti togati proprio per garantire autonomia e indipendenza dal potere politico.

  1. SI MOLTIPLICANO I COSTI E SI CREA UN SISTEMA ILLOGICO

Con l’istituzione di due CSM distinti (uno per i pubblici ministeri e uno per i giudici) e di un’Alta Corte disciplinare, si triplicano le strutture, i costi e la burocrazia.

Non ci sarà alcuna semplificazione, né beneficio e ovviamente non si elimineranno le “correnti”.

In più, i magistrati sanzionati in primo grado dovrebbero ricorrere proprio davanti allo stesso organo che li ha giudicati: un evidente corto circuito giuridico.

  1. MENO TUTELE PER I CITTADINI, NON PIÙ GARANZIE

Un magistrato esposto alle pressioni della politica è un magistrato più debole.

E un magistrato più debole significa un cittadino meno tutelato nei suoi diritti fondamentali: casa, lavoro, salute, libertà.

Questa riforma non rafforza la giustizia, la rende più fragile.

  1. VIENE MENO L’EQUILIBRIO TRA I POTERI DELLO STATO

 La riforma del Governo Meloni è un pesante intervento promosso dall’esecutivo sulla struttura del potere giudiziario che crea uno strappo senza precedenti nel nostro Paese.

E’ la prima volta che il potere esecutivo decide di limitare profondamente il ruolo del potere giudiziario.

E’ la prima volta che una riforma costituzionale viene approvata in tempi veloci e senza consentire un dibattito approfondito da parte del Parlamento.

In questo modo la politica tenta di ridimensionare l’autonomia della magistratura rendendo meno efficace la sua opera di bilanciamento e controllo anche sulla politica.