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Elezioni Regionali Liguria 2024
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PANCHINE ROSSE: DIALOGO SULL’INCLUSIONE CON SARA MORETTI DI TEATRO 21

Inizia qui la serie di incontri che abbiamo voluto svolgere principalmente presso le Panchine Rosse, simbolo di lotta alla violenza contro le donne. La panchina rossa diventa, nella nostra idea, non solo luogo di ricordo, ma luogo di confronto su nuove idee e su un nuovo modo di intendere la vita nelle nostre comunità. Riteniamo che questo approccio sia utile anche approfondendo temi che incidono sulla capacità di donne e uomini di relazionarsi in modo corretto, e quindi di escludere la violenza in tutte le sue forme. La panchina rossa diventa quindi luogo simbolicamente positivo di cambiamento e di crescita comunitaria, riportandoci a una relazione più inclusiva e attenta ai bisogni dell’altro.

Il nostro percorso inizia da Piazza delle Nazioni, luogo simbolo della pace e dell’inclusione, e quindi di elementi fondanti per la società che vogliamo costruire.

 

Di seguito la trascrizione del dialogo sul tema dell’Inclusione, con Sara Moretti di Teatro 21.

Gabriella Branca: “”Ciao Sara Moretti, di Teatro 21. Un lavoro che state facendo in questo quartiere. Siamo nel Parco delle Nazioni Unite. Siamo sulla panchina della Pace, che è stata inaugurata da poco. Ti volevo chiedere qualcosa di questo lavoro davvero bello sull’inclusione che state realizzando nel quartiere.

Sara Moretti: “Io mi occupo di Teatro sociale e l’associazione che rappresento si chiama Teatro 21. Da un po’ di anni ormai abbiamo trasferito la nostra attività principale nel quartiere di Santa Rita, in  maniera particolare nella mensa di solidarietà che si occupa, per il Comune di Savona, di pasti caldi gratuiti alle persone che si trovano in difficoltà.

Il fatto di lavorare in uno spazio così particolare ha aumentato il nostro grado di sensibilità alle condizioni delle persone in gravi situazioni di marginalità. Noi abbiamo sempre lavorato e l’obiettivo del nostro lavoro è quello di promuovere la coesione sociale e la crescita individuale, ma entrando veramente a far parte del territorio ci siamo resi conto di quanti possono essere i punti di difficoltà, non soltanto per le persone che si trovano in grave situazione di difficoltà, ma anche per le persone che vivono nel quartiere. Quindi abbiamo cercato di creare dei progetti che aumentassero la possibilità che le persone venissero a contatto tra di loro in spazi dove fosse veramente possibile parlare e incontrarsi.

Ed è per questo che, nella mensa, abbiamo cercato di creare uno spazio che nutrisse non soltanto il corpo ma l’essenza stessa della persona, e la mensa già fa un lavoro grandissimo perché apre anche al pomeriggio, accoglie le persone e mette a disposizione tantissimi servizi, ma questa di Savona è una mensa particolare perché la sera cambia: si tirano le quinte, si accende l’americana e si fa teatro. Un teatro particolare quello di comunità, che permette a tutti quelli che vogliono di partecipare, senza nessun obbligo di frequenza, senza il pagamento di una quota, non c’è bisogno di nulla, chiunque vuole può venire, può entrare.

Noi dall’anno scorso abbiamo deciso anche di lavorare a porte aperte, nel senso che anche durante il laboratorio chiunque vuole può entrare o può uscire. Questo è uno spazio dove si lavora in assenza di giudizio, dove tutte quante le persone (possano coeistere e collaborare, Ndr) grazie al teatro -perché il teatro lo ha proprio insito nel suo dato primario, quando nasce lo fa per promuovere l’incontro, per far conoscere l’alterità, l’altro da sé, e per conoscere se stessi anche grazie all’incontro con l’altro. E questo spazio vive ormai da un po’ di anni e ospita persone di qualunque fascia d’età e di qualunque provenienza sociale, molte persone del quartiere ma anche persone che vengono da lontano, che per caso passano da Savona e si trovano a lavorare insieme in questo spazio”.

Gabriella Branca: “E quindi anche con alcuni cittadini e cittadine del quartiere. Anche loro hanno accolto molto bene quest’iniziativa”.

Sara Moretti: “Sì, in questo quartiere si sta creando proprio un fenomeno di coesione sociale dove il Comitato di quartiere dell’Oltreletimbro, Caritas (che è l’ente gestore della mensa), il Comune con le attività sul territorio, tutti questi enti stanno lavorando insieme. Anche altre associazioni che si occupano di cultura, come il Museo della Ceramica,  o la Comunità di Sant’Egidio per quanto concerne i pasti, hanno iniziato a collaborare perché lo spazio mensa sia percepito non più come un disagio ma come una ricchezza per il quartiere. Non è una cosa semplice, lo sappiamo,  però in questo momento lo spazio non offre soltanto dei laboratori, come l’open theatre di cui parlavo prima, ma anche spettacoli, conferenze, presentazioni di libri, concerti.

Ecco che, se uno spazio è uno spazio condiviso e se, tramite l’arte, tu puoi cominciare a riconoscere nell’altro pari dignità, la mensa diventa un luogo vivo dove è possibile veramente nutrirsi sotto tantissimi punti di vista”.