TRAGEDIA SUL LAVORO: POSSIAMO ANCORA CONSIDERARLI SOLO INCIDENTI?
Muore sui binari della Bologna – Venezia un operaio di una ditta appaltatrice di RFI.
L’ennesima tragica replica di tante tragedie nelle ferrovie e fuori dalle ferrovie.
L’ operaio si chiamava Attilio Franzini, aveva 47 anni. Franzini era un tecnico specializzato che lavorava per un’ impresa romana che ha in appalto da RFI alcuni interventi di manutenzione sulle linee ferroviarie.
Nei giorni più neri nella storia delle ferrovie italiane ancora un lutto, ancora un inaccettabile “incidente” mortale.
Non si può stare zitti.
È necessario unire tutte le possibili voci perché contrastino questa deriva di sfruttamento che porta il lavoro ad essere strumento di morte.
È passato poco più di un anno dalla strage di Brandizzo (agosto 2023): allora si verificò un profluvio di parole, solenni impegni, addirittura si parlò di funerali di Stato che le famiglie delle vittime giustamente rifiutarono.
Non si tratta soltanto di legislazione, di limitazione del fenomeno degli appalti (fattori pur importantissimi) ma di concezione del lavoro, del suo sfruttamento, del non considerare il fattore umano e anzi di valutarlo quasi come una variabile indipendente (un “effetto collaterale”) ai fini dell’accumulazione del profitto
Non possiamo dimostrarci indifferenti e derubricare tutto questo come “incidente”: serve subito uno scatto in avanti nella protesta e nella proposta e soprattutto è necessario ritrovare il senso di comunità, di appartenenza , di senso di classe del movimento operaio ormai allargato nei suoi confini rispetto alla concezione storica del soggetto.
Va avviato un processo storico e culturale di “recupero di dignità del lavoro” da intendersi come punto di fattore aggregativo politico di una identità sociale sempre più smarrita e frantumata.

